Povertà e ricchezza sono situazioni antiche quanto il mondo. Come fare giustizia? Apriamoci all’ascolto della sferzante parola di Dio che verrà proclamata nella santa Messa.
Fratelli e sorelle, l’onestà, a volte contrapposta alla furbizia che procura tornaconto, è la virtù che il Signore ci chiede di vivere come modalità di amore verso la giustizia.
“Dio ha tanto amato il mondo – dice Gesù nel vangelo di oggi – da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Questa azione di Dio si intreccia con la nostra storia, la rigenera, la purifica.
La nostra comunità cristiana si regala alcuni giorni di festa, partendo dalla bellezza e dalla gioia di stare insieme e servire, facendo memoria di sant’Osvaldo, la cui festa liturgica è stata lo scorso 5 agosto.
Quando siamo chiamati per nome e amati da qualcuno, scopriamo noi stessi e non siamo più soli. Il superamento della solitudine genera la gioia: allora vivere è una festa. Il regno di Dio è comunione: è una festa definitiva, senza tramonto, a cui tutti siamo invitati. L’eucaristia che celebriamo è anticipazione di questa festa, ci introduce già in essa, aprendoci a Dio e alla comunione fraterna.
Pur nelle difficoltà e nella sua “piccolezza”, la chiesa è chiamata ad affidarsi al suo Signore, ad aspettare la sua venuta e a comportarsi in maniera degna delle responsabilità che il suo Signore le ha affidato.