Celebriamo la liturgia di questa domenica disponendoci ad accogliere in maniera particolarissima l’annuncio di una misericordia infinita, di un amore immenso che non si dà pace se perde l’uomo.
Oggi non sarà molto evidente che la parola di Dio sia una buona notizia. Sarà nascosta dentro richieste severe: liberare uno schiavo, come suggerisce Paolo a Filemone; rinunciare a beni ed affetti come chiede Gesù. Sono richieste quasi al limite dell’umano, ma per realizzarle Dio ci ha già tracciato la strada con la croce del Figlio. E su questa strada veneriamo il nostro compatrono sant’Osvaldo, re e martire.
Nel giorno della risurrezione, la Domenica, siamo di nuovo invitati dal Padre al suo banchetto di festa e di vita. Mentre nella nostra mentalità chi è umile è giudicato un perdente, in Gesù è Dio stesso che si abbassa fino a noi. Per il cristiano, perciò, l’umiltà del cuore è la condizione essenziale del discepolo.
La verità suscita opposizione. Il credente deve sempre mettere in conto anche ostilità e persecuzioni, poiché il mondo vive spesso in opposizione al progetto di Dio. La Parola di questa domenica, 7 agosto, ci inviterà al coraggio e alla perseveranza nella fede, che è sì dono di Dio, ed insieme anche lotta contro comodi compromessi.
Per uscire dall’affanno, dalla disillusione, dalla brama inconcludente, tutti atteggiamenti descritti nella parabola evangelica, bisogna radicarsi in Cristo, come dice san Paolo, imparare a guardare in alto, ovvero nel cuore autentico e profondo della realtà.
Come ogni Domenica, nella chiesa siamo di nuovo ospiti di Dio. Saranno preparate la mensa della Parola e dell’Eucaristia. Il Signore ci chiede soltanto di accogliere il suo dono, di aprirci all’ospitalità, di accoglierlo come visitatore atteso e ascoltare quanto ha da dirci.